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STORIE DALLA VIA FELIX

Cammini, Appia in bici e turismo “dal basso”. Intervista a Carlo Scatozza (FIAB Caserta in Bici)

La promozione della Via Appia e il racconto dei suoi luoghi è oggi questione sempre più trasversale e complessa. Nel corso di quest’intervista, scopriremo come enogastronomia, iniziative dal basso e cicloturismo siano driver importanti e tra loro complementari per riportare la “Regina Viarum” al suo antico splendore.

tempo di lettura: 5 minuti

Turismo lento, escursionismo e… i loro fratelli: oggi sono davvero tante le opportunità di scoprire i territori del Bel Paese posizionati fuori dalle piste più battute. Quest’autentica primavera delle forme di turismo “slow” promuove un approccio diverso – più verticale e immersivo – all’esperienza di viaggio e attrae in maniera ben distribuita target tra loro molto diversi, dai Millennial ai Golden, passando per le famiglie con bambini.

Uno dei fili conduttori del turismo lento in Italia è senz’altro quello del turismo enogastronomico, profilo destinato a svilupparsi sempre di più, grazie anche alle recenti normative in arrivo dall’Unione Europea: non a caso, il Regolamento 1143 del 2024 sulle Indicazioni Geografiche attribuisce interessanti poteri e facoltà in capo ai consorzi di tutela, tra cui compiti di coordinamento in fatto di turismo, eventi e promozione del territorio. 

Quali altre forme di viaggio e turismo lento esistono oltre eno e gastroturismo? Quali sono, soprattutto, le forme di turismo compatibili con il nostro territorio – quello della Via Appia – e che s’inseriscono bene nel quadro di valorizzazione dettato dall’agenda UNESCO?

Ne abbiamo parlato con Carlo Scatozza.

INTERVISTA A…

Carlo Scatozza

Giornalista casertano e presidente di Fiab Caserta in Bici, Carlo Scatozza è noto per il suo impegno divulgativo sul mondo del turismo su due ruote ed è spesso presente in eventi di promozione del territorio casertano e non solo. L’occasione per scambiare una chiacchiera con lui arriva proprio da una sua relazione in un corso di formazione dell’Ordine dei Giornalisti, dal titolo “Il racconto della via Appia e delle comunità locali: giornalismo e comunicazione”, tenutosi a San Nicola la Strada.

Carlo, parlare di Via Appia in un evento di formazione professionale dimostra che il racconto dei luoghi è un tema sempre più centrale e socialmente avvertito a Caserta e in Campania. I colleghi della stampa e dell’editoria conoscono la portata di questi argomenti?

A livello locale, è difficile che un giornalista sia così specializzato, ma l’editoria e la stampa regionale hanno talvolta prodotto degli approfondimenti interessanti sulla promozione della Regina Viarum, dimostrando un interesse crescente verso il tema. Il vantaggio di parlarne in un evento di formazione è che è possibile riannodare il nastro e trasferire ai colleghi tutta una serie di concetti fondanti e definizioni spesso vaghe, da quelle di “cammino” a quella di “cicloturismo”, passando per le diverse forme di turismo lento. 

L’Appia è, quindi, tema appetibile sul piano della comunicazione?

Assolutamente sì. A differenza di tanti sentieri europei, infatti, la Via Appia è un cammino laico. Ciò la rende globalmente molto inclusiva e comunicabile.


“Concettualmente, la Via Appia va camminata, ma io sono un sostenitore convinto della sua ciclabilità.”

— Carlo Scatozza

In effetti, l’Appia ha un heritage affascinante, legato al mondo dell’Antica Roma. A che punto è la sua promozione?

L’enogastronomia è sicuramente in questo momento un driver turistico importante. Nella zona del Falerno del Massico DOC, per esempio, alcune aziende vitivinicole e produttrici di olio hanno lanciato di recente prodotti con naming commerciali legati all’Appia e alla romanità.

C’è però anche molto altro: Appia Day e Appia Week, per esempio, costituiscono oggi due network importanti, capaci di proporre negli anni attività di valore sul territorio. Non sono mancate, poi, le spinte dal basso, tra eventi come Appiapiedi, iniziative delle Pro Loco, attività di cicloturismo e valorizzazioni museali minori. Queste iniziative, se messe in rete tra loro, integrano perfettamente l’agenda UNESCO e, anzi, possono puntare addirittura a obiettivi più ambiziosi, come quello di realizzare guide per gli amanti del trekking o proporre percorsi e sentieri alternativi alla Via Appia, utili a completare l’esperienza turistica sul territorio. Tra questi strumenti ricade anche il Cammino della Via Felix, che di fatto abbraccia tutti questi obiettivi. 

 


“Non forziamo i cammini con varianti poco sensate: chi va a piedi, come in bici, sa sempre benissimo dove andare.

— Carlo Scatozza

A proposito di Via Felix, uno dei grandi obiettivi del futuro sarà aprire il Cammino a cicloamatori e cicloturisti. Come vedi questa sfida?

Concettualmente, la Via Appia va percorsa a piedi, ma io sono un sostenitore convinto della sua ciclabilità. Certe strade nascono per certi mezzi: nel passato, saranno sicuramente stati in tanti a percorrere a piedi l’Appia, ma la sua natura commerciale e il numero di stazioni di posta presenti lungo il tragitto ci dicono che lungo questa strada transitavano perlopiù cavalli, carri trainati da animali e mezzi simili. In un’ottica moderna, ha molto senso recuperare questa tradizione attraverso la bicicletta. Ci sarà chi sostiene il contrario, ma l’Appia ha una sua “vena ciclistica” innata: se ci pensate, il tragitto Carditello-Capua-Maddaloni (parte integrante della Via Felix e ricchissimo di arte, nda) è percorribile in bici in meno di un’ora. 

Eppure quel tratto appio che citi è fuori dai grandi percorsi ciclistici europei. C’è speranza di recuperare il terreno perso e promuovere il cicloturismo in questi luoghi?

È vero, ma non è questo il punto nodale. Il fatto che i due percorsi che intersecano l’Appia – EuroVelo 5 ed EuroVelo 7 – seguano, rispettivamente, l’Appennino e il litorale domizio è legato a specifiche ragioni tecniche e altimetriche. Il tema non è deviare questi percorsi forzosamentema connetterli adeguatamente al territorio di Caserta. Su questo la Regione Campania sta lavorando nel giusto verso: si sta infatti ragionando sulla direttrice regionale Appia Antica, prevista nel Piano Regionale Mobilità Cicilistica oggi in fieri. Una volta conclusa, sarà possibile innestarla come congiunzione tra i tracciati EuroVelo 5 e 7. In fin dei conti, quando un territorio è connesso con i percorsi principali, ben promosso in comunicazione e capace di offrire un insieme di attività differenti, i cicloturisti arrivano. Perciò, non forziamo i cammini e i tragitti con varianti poco sensate e che ne alterano la natura storico-geografica. Lavoriamo piuttosto al miglioramento dell’offerta e a una sedimentazione “dal basso”: dopotutto, chi va in bici – così come chi va a piedi – sa quasi sempre benissimo dove andare.

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